Faccio una piccola recensione di un libro che mi è stato portato per il finesettimana e che ho divorato: Ogni mattina a Jenin-Susan Abulhawa
Era da tanto che non leggevo un libro cosi' velocemente.
La storia è ambienta a Jenin e si dipana tra due periodi fondamentali il 1948 e il 1967-68, premetto che della questione palestinese-israeliana so molto poco e di solito leggo piu' letteratura israeliana. Semplicemente gli autori israeliani sono piú tradotti e molti di loro scrivono anche in inglese. L'autrice infatti dice di essere stata spinta a scrivere proprio da questa lacuna e ha fatto bene secondo me. L'hanno paragonato a Il cacciatore di acquiloni. Può essere ma secondo me c'è molto di piú in questo libro. C'è la forza e la tenacia delle donne che vivono in territori occupati, l'umanità che non viene mai meno e c'è soprattutto uno sguardo che vuole essere di comprensione in un luogo dove questa viene spesso a mancare.
Gerusalemme, crocevia di religioni e di popoli diversi. Ha visto così tante guerre e battaglie come poche in questo mondo ma rimane sempre lì e attrae nei secoli popolazioni, pellegrini, turisti. Emanando un fascino particolare.
Che bello sarebbe un giorno visitarla.

Io me lo segno, prma o poi troverò ancheil tempo di leggere....
RispondiEliminaMMMH..interessante! Non è che me lo presteresti? ;-)
RispondiEliminalunedi' scorso ero alla feltrinelli e questo libro l'ho preso in mano, l'ho messo a posto, l'ho ripreso, ho letto un paio di pagine e l'ho riposto ancora una volta, indecisa. non ho dubbi sulle capacita' dell'autrice, da quando vivo in libano ho letto molti autori arabi e sono assolutamente bravi, tutti. il fatto e' che vivo queste cose tutti i giorni... pero' mi hai invogliato
RispondiEliminanon ho mai letto molti autori arabi e quelli che ho letto parlavano di storie familiari che non riguardavano la guerra, almeno non era la protagonista, in questo libro la guerra, i profughi sono i protagonisti. fa male leggerlo a volte ma a me è servito per capire alcune cose.
RispondiEliminasi, non mi riferivo alla guerra, fra le cose che vivo in libano ci sono anche le tante e tristi storie dei palestinesi (e curdi, e iracheni) profughi. i campi palestinesi non sono cio' che definirei un rifugio, purtroppo.
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