lunedì 31 gennaio 2011

Gli incontri che non ti aspetti

Bella domenica. È stata una domenica di conoscenze, di italiani in generale, prima ad un brunch da una amica e poi sulla pista di pattinaggio. Da quando vivo all'estero sto sempre attenta ad approcciare gli sconosciuti, non che sia pericoloso semplicemente qui ognuno si fa i fatti suoi e sembra quasi maleducato avvicinarsi troppo alle vite altrui.
È un peccato perché io proprio per caso e per approcci più o meno ortodossi ho conosciuto delle persone veramente simpatiche, in treno specialmente ma anche al bar.
Mio marito in questo mi assomiglia parecchio, è riuscito a conoscere un uomo di 80 anni quasi, neozelandese, alla stazione di Milano, solo lui poteva riuscirci.
Ieri è successo anche a me. Stavamo pattinando alla pista all'aperto di Zurigo, di cui ho già raccontato in un post più sotto, e anche questa volta come l'altra volta c'era un signore di una certa età che pattinava proprio bene, piroette, passi incrociati insomma tutto il repertorio.
Col marito c'eravamo già fermati a osservarlo, era così aggraziato e tranquillo. I bambini gli passavano accanto senza controllo e lui non faceva una piega. Sembrava pattinare in un'altra dimensione. Ci immaginavamo che fosse un insegnante in pensione che si divertiva a pattinare in mezzo alla folla. Presi dalla curiosità ci siamo avvicinati e lui ha cominciato a raccontarci e a spiegarci alcuni movimenti. Il marito li ha imparati meglio di me, dopo due o tre spiegazioni riusciva ad andare all'indietro. Io invece mi sono fermata a chiacchierare un po' con lui ed è stato piacevole. Mi ha raccontato di quando giovane, appena arrivato dall'alto adige in svizzera, andava a pattinare con un gruppo di amici, tedeschi e svizzeri che lavoravano con lui e quanto era bello chiacchierare e pattinare. Non ha mai imparato a sciare a causa di un problema al ginocchio ma coi pattini si è trovato subito bene e da solo e con l'aiuto di libri ha migliorato la sua tecnica. Era buffo parlare con quest'uomo di una certa età, italiano come me ma cresciuto con un'altra lingua madre, il tedesco. Parlavamo un po' in tedesco e un po' in italiano. L'italiano alla sua epoca lo studiavano solo a scuola due ore a settimana quindi non l'ha mai granché praticato. Nonostante questo il suo italiano era meglio del mio tedesco. Mi ha raccontato della sua famiglia, del fatto che nessuna delle sue figlie viva più in svizzera e di quanto gli dispiaccia non poter portare le nipoti a pattinare come a suo tempo faceva con le figlie. Mi ha fatto ripensare a quanto sia difficile per i genitori vedere i propri figli crescere e andare a cercare il loro futuro lontano.

2 commenti:

  1. Con i tempi che corrono i figli sono destinati a crescere e ad avere una vita lontana dai loro genitori, ma a questo, purtroppo, non possiamo farci granchè...

    RispondiElimina
  2. lo so e di solito non me ne preoccupo, ma sentirlo dire da quell'uomo, il quale a sua volta aveva lasciato l'italia per cercare fortuna in un paese non lontanissimo ma fuori italia mi ha colpito..

    RispondiElimina